Amanda si sentiva stranamente bene.
Non fisicamente – aveva la schiena a pezzi e la gola arida come un deserto – ma con se stessa.
Amanda non provava sensi di colpa. Amanda stava davvero bene.
Certo, il suo concetto di “bene” era alquanto relativo, ma anche i suoi pensieri avevano un valore a dir poco irrilevante.
Era morta, e stava bene.
Non doveva ragionare. Non doveva fare niente.
Adesso poteva persino concedersi il lusso di rimanere ferma e osservare il tempo correre lontano, finché non avrebbe avuto più fiato nei polmoni e forza nelle gambe.
Amanda stava bene.
« No, tu non stai affatto bene! ».
Spalancò gli occhi.
Un bruciore graduale iniziò ad avvampare alla base del suo collo, togliendole il respiro.
Annaspò per qualche secondo poi, quando sentì nuovamente l’aria scenderle come artigli lungo la gola, si girò su un fianco e tossì convulsamente, stringendosi il collo fra le mani. Si sentiva come se avesse ingoiato un tizzone ardente e questo si fosse fermato nella sua gola.
Ma qualcosa non quadrava.
Era un dolore quasi…piacevole.
Amanda si sentì soddisfatta nel provarlo.
« Probabilmente sei masochista ».
Sollevò lo sguardo sulla figura che aveva parlato.
Un bambino, accovacciato al suo fianco e con il volto affondato nelle mani inguantate, piegò la testa di lato.
« Che cosa hai combinato, Alice? ».
Il tono di voce era rammaricato, ma sul suo viso si dipinse un sorriso malizioso a contrastarlo. Un ghigno che decisamente stonava con quell’aspetto innocente.
Allungò una mano, accarezzandole i capelli incrostati di terriccio e sabbia.
Amanda si guardò intorno: erano circondati da chilometri e chilometri di una landa desolata, terra arida che si perdeva all’orizzonte. Il nulla più totale.
« Ti piace questo posto? » le chiese il bambino, allargando il suo sorriso in modo inquietante, « Un tempo ne andavi pazza, letteralmente ».
« Amanda Liddell » sussurrò lei con voce roca e gracchiante.
« Come? ».
« Amanda Liddell » ripeté più forte, « È il mio nome »,
Il bambino la guardò sconcertato per pochi minuti, poi scoppiò a ridere, come solo i bambini sanno fare. Un riso infantile e divertente, ma il suo non era in grado di contagiare gli altri.
« Presto te ne dimenticherai ».
Scuotendo la testa come se avesse appena ascoltato una barzelletta, si scrollò la sabbia dai vestiti impeccabilmente bianchi.
« Devo ammettere che è stata una vera sorpresa. Non credevo tu avessi il coraggio di farti rivedere qui ».
S’incamminò davanti a lei, impedendole di vedere la sua espressione compiaciuta, « Ma, d’altronde, questo è un punto a nostro favore ».
Amanda lo aveva seguito in religioso silenzio, ascoltando i suoi discorsi come se avessero un senso logico.
Non lo capiva, eppure sapeva che lui aveva ragione. Sentiva se stessa trasformarsi in un’altra, oppure un’alta prendere il suo posto. Restava il fatto che quella parte le faceva provare una folata di potenza ad ogni passo che avanzava.
Il bambino si fermò di colpo.
« C’è una cosa che però non capisco » attese di sentire l’ultimo eco della sua voce prima di continuare « Come hai fatto ad arrivare fin qui senza il mio aiuto? ».
« Mi sono buttata da un palazzo » lo aveva detto con schiettezza, ne andava quasi orgogliosa.
Il bambino parve trattenere a stento un’altra risata.
« Allora ci sei davvero abituata » sussurrò in un sorriso smorzato, « Meglio così, significa che questa volta sarà più facile convincerti a saltare ».
« Saltare dove? ».
Lui si voltò, indicando con un gesto della mano l’enorme cratere che si apriva alle sue spalle.
Come aveva fatto a non vederlo prima? Non era certo un qualcosa che passava inosservato.
Amanda si sentì improvvisamente piccola, sporgendosi dal bordo di quella macchia d’oscurità che sembrava nata dalle profondità più remote della terra. Se si concentrava meglio, poteva vedere un tenue bagliore indistinto fra le scaglie nere del vuoto. Per il resto, guardare là sotto dava l’impressione di essere ciechi.
« Dove ci porterà? » chiese al bambino.
« Chi ha detto che ci porterà da qualche parte? ».
« Quello che non si vede, alla fine, ha sempre una meta ».
Il bambino piegò nuovamente la testa di lato, guardandola incuriosito con il suo fare circospetto che anticipava un ghigno inquieto.
« Mi piace come sei diventata, Alice ».
« Amanda » lo corresse.
Lui agitò una mano con indifferenza e l’affiancò sul bordo del precipizio.
« Cerca di non gridare per favore, mi da fastidio ».
Diede le spalle al cratere, concedendo un ultimo sguardo alla landa desolata.
« Addio, Vecchio Paese delle Meraviglie » salutò in un bisbiglio.
Poi si lasciò cadere all’indietro, e scomparve.
Amanda attese inutilmente di udire un tonfo, un rumore o qualsiasi altra cosa che l’avvertisse di quanto fosse alta quella caduta. Ma quando, dopo svariati minuti, il silenzio continuava a farle compagnia, abbandonò questa sua stupida curiosità.
Chinandosi, incise con l’indice sulla terra rossastra “Au revoir”. Sperava che almeno quel luogo abbandonato da tutti potesse conservare un buon ricordo di lei. L’unica cosa che era convinta di non avere ancora ferito.
Stringendo i residui della sabbia fra le dita, si apprestò a saltare per la seconda volta. Morire per la seconda volta.
Quanto si sbagliava…